Sogno o realtà?

Carige

La Repubblica riporta il caso CARIGE, dove i Piccoli Azionisti contano davvero. Ma allora si può incidere…

L ’assemblea della Carige del 29 marzo segna un importantissimo passo in avanti e, soprattutto, concreto per la partecipazione attiva dei piccoli azionisti.
Durante l’assemblea il ruolo significativo e determinante dei “piccoli” azionisti è stato sottolineato, in particolare e in apertura dell’assise, dal presidente Giuseppe Tesauro, il quale ha ricordato che senza di noi l’aumento di capitale non sarebbe stato perfezionato. Un dato oggettivo, richiamato anche dall’amministratore delegato, Paolo Fiorentino, che si è impegnato per individuare alcune modalità concrete di riconoscimento.
L’apertura più significativa, tuttavia, a mio personale avviso, è arrivata dall’azionista di riferimento, la Malacalza Investimenti srl, la quale, attraverso un proprio delegato (l’avvocato Luca Purpura), si è resa disponibile a inserire nella propria lista un rappresentante dei piccoli azionisti, qualora gli azionisti retail non riuscissero a seguire la via ordinaria della presentazione di una lista. Credo si tratti del primo caso, in Italia, soprattutto per l’onestà intellettuale con il quale è avvenuto: la Malacalza Investimenti si è dimostrata, fin dalle richieste del marzo 2017 e in successive diverse occasioni, consapevole che la Carige è fatta anche (e soprattutto) da noi, normali persone “in carne e ossa”, con proprie vite al di fuori del cosiddetto sistema ma che permettono al sistema — economico, sociale, finanziario — di esistere e funzionare.
Il percorso è ancora lungo ma la linea è tracciata. Ciò significa che occorre molto impegno, non solo da parte della Carige ma anche da parte di tutti i piccoli azionisti che vogliono sentirsi ed essere parte della Carige.

La Repubblica, ed. Genova del 7 aprile 2018, Francesca Corneli