Se l’azienda fosse nostra

Chiusura Sede Di Torino Iol

Abbiamo costituito ASSONLINE perché sentiamo nostra l’azienda, non ci sentiamo “dipendenti”, cioè coloro che dipendono da qualcuno, ma al contrario perché vogliamo essere protagonisti del nostro lavoro.
Ora ci troviamo davanti ad un bivio: i dati comunicati alla comunità finanziaria dicono di una azienda in salute, in grande salute, che però starebbe ancora meglio se si potessero risparmiare 50 milioni di euro in modo strutturale, cioè, scusate la brutalità, chiudere la sede di Torino, con quel che significa in termini di esuberi e trasferimenti.

Oggi non sediamo in CDA e non possiamo opporci a questi piani. Ma se sedessimo li, se ci venisse chiesto di prendere una decisione se chiudere o no la sede di Torino, cosa diremmo? Diremmo un risoluto NO.
Perché no? Perché siamo più bravi? Perché siamo più ingenui e non conosciamo le leggi della finanza? Licenziare, ridurre i costi, fa salite il valore dell’azienda, la sua appetibilità sul mercato degli investitori finanziari.

Siamo di fronte al paradosso dello sviluppo senza occupazione.

Il nostro no sta proprio a questo livello: non crediamo che un’impresa, qualunque impresa, anche Italiaonline, possa crescere a prescindere da chi vi lavora. Se succede, è solo fuoco di paglia, alla lunga non paga.
E proprio perché il lavoro è alla base della vita dell’azienda, i lavoratori, acquistando parti di questa azienda, cioè le azioni, possono concretamente indirizzare le scelte e passare da esecutori a protagonisti. Questa è la sfida di Assonline.
Portatori di questa sfida, possiamo già oggi interloquire con la proprietà, ricercare alleanze con gli altri piccoli azionisti, farci sentire “alla pari” in tutte le sedi possibili, istituzionali e giornalistiche. Proprio la serietà e la chiarezza di questa posizione ci spinge a ritenere che sia altri investitori e, speriamo, la stessa proprietà attuale, capiscano che un altro piano industriale è possibile per Italiaonline.

Noi lavoriamo per questo.