Storia Vera Stet

UNA STORIA VERA, DA RACCONTARE

Per comprendere quanto le grandi aziende siano spesso lontane dal mondo reale.

Ciò che state per leggere ha dell’incredibile, ma, ahimè è tutto drammaticamente vero.

Fine anni ’80, mondo delle Partecipazioni Statali e della STET; nella galassia di aziende che avevano come proprietario lo stato, era stato istituito un Centro Studi, definito appunto, vista la varietà della composizione, Centro Studi Intergruppo STET. Un tema che tenne banco per diverso tempo era quello della convergenza delle tecnologie; argomento non pellegrino, nel quale non solo STET era fortemente impegnata ed interessata. Il cuore della questione era così sintetizzabile: sarà il televisore domestico ad evolvere verso il computer oppure il computer verso il televisore?

Dal punto di vista filosofico significava comprendere se avrebbe avuto il sopravvento una concezione passiva, con pochi centri di diffusione dei messaggi a forte impatto emotivo – i canali TV – oppure una concezione partecipativa, nella quale la capacità autonoma di elaborare e prendere decisioni veniva demandata all’utente finale. Da un punto di vista tecnologico invece, significava cogliere chi sarebbero stati i “signori del vapore”: i grandi produttori di contenuti (le maior USA) verso i produttori di tecnologia (allora IBM, tanto per fare un nome). E da qui far discendere le strategie di presenza sul mercato della STET, verso uno o l’altro dei due mondi.

Riletto ora, quasi venti anni dopo, balza subito evidente l’errore di prospettiva: la STET aveva in pancia né la TV né la tecnologia dei computer, ma aveva in pancia il vero fattore abilitante degli uni come degli altri: le telecomunicazioni, la telefonia, ovvero la SIP! Eppure, invece di cogliere il valore posseduto, si andavano cercando alleanze rincorrendo chimere e immaginando mondi che il mercato non avrebbe valorizzato. Il tesoro era in casa, ma era più facile pensare di dover cercare fuori. E così facendo, si sono certamente perse delle occasioni importanti…