FINO A 700 COLLEGHI IN CIGS

IOL TAGLIA 700

Era nell’aria, ora è realtà. Almeno nei piani dell’azienda.

Il razionale?

La semestrale dell’azienda sottolinea con giusto orgoglio che:
1.     per la prima volta dopo anni e anni, ItaliaOnLine presenta un utile;
2.     l’ EBITDA è ancora una volta e come sempre positivo;
3.     la nuova offerta commerciale, in fase di lancio, sarà vincente.

E allora…perché fino a 700 in CIGS?

Perché il livello di EBITDA non è sufficientemente positivo, paragonato a quello dei peers mondiali.

E le professionalità cui si rinuncia? Questo sembra non interessare granché.

Ma la domanda che sta dietro questa drastica intenzione – CIGS per 700 lavoratori – è: quale azienda ha in mente la proprietà?

L’ipotesi che possiamo fare è quella di una azienda “leggera”, diciamo “molto” leggera, focalizzata sulla testa e sulla coda del processo di business, rinunciando alla componente produttiva. In altre parole, attenzione alla fase commerciale ed al post vendita, senza grande coinvolgimento nella fase produttiva. Questa scelta può essere condivisibile solamente in una logica che vede la produzione quasi come una commodity fortemente competitiva sui costi e con una rapida obsolescenza tecnologica, per cui può risultare conveniente affidarsi a fornitori terzi, maggiormente flessibili e facilmente fungibili (= sostituibili?). Ciò significa la totale rinuncia ad un “italian model” di produzione.

E’ un azzardo? Forse si, o forse è la sola strada per tentare un rilancio. Certo questo modello di sviluppo che crea valore (forse) ma distrugge lavoro è difficile da accettare. Come azionisti dipendenti continueremo a vigilare sui passi che compie la proprietà, pronti a segnalare anche alle autorità competenti come già fatto in passato (vedi il nostro esposto alla Consob) ogni azione contraria alla crescita sostenibile dell’azienda. Perché siamo azionisti ma anche  dipendenti di ItaliaOnLine. È una condizione la nostra che ha un solo grandissimo nemico: non gli errori manageriali, non le avversità di mercato, non la concorrenza ma… la prospettiva finanziaria di breve termine, distruttrice di economia e di valore per gli stakeholders e (forse) creatrice di valore per i soli shareholders di maggioranza.